Il bambino col pigiama a righe

Regia di Mark Herman.
Trtto dal romanzo omonimo dell’irlandese John Boyne
Ambientato nella Berlino degli anni quaranta, in una società nazista, piena di odio, un bambino di 8 anni, Bruno, con una passione sconfinata per la lettura e per l’esplorazione riesce, con la sua ingenuità, a farci riflettere su un tema che sarà sempre di enorme discussione, l’olocausto.
Il padre di Bruno, ufficiale nazista, viene promosso e trasferito con la famiglia in campagna, la nuova casa però, si trova vicino ad un campo di concentramento che pratica l’eliminazione degli ebrei attraverso i forni cremetori. Il piccolo Bruno annoiato e stufo di giocare da solo in giardino parte alla ricerca della “fattoria”, ciò che sembra ai suoi occhi il campo di concentramento oltre il bosco che circonda la casa, vuole trovare dei nuovi amici e compagni di gioco tra i figli dei “contadini”.
Oltre il filo spinato elettrificato troverà Shmuel, un bambino ebreo affamato di cibo e di affetto. Sfidando l’autorità materna e l’odio che il padre e il tutore cerano di trasmettergli, Bruno ascolterà solo il suo cuore e instaurerà con questo bambino un’amicizia sincera e leale.
In questo film vediamo dell’olocausto attraverso gli occhi di un bambino, dove il campo di concentramento diventa una fattoria, i suoi abitanti sono i contadini vestiti tutto il giorno con un pigiama a righe.
A differenza di “La vita è bella” mamma e papà non fanno magie, non sono li a difenderli dall’orrore, i bambini saranno obbligati a prendere in mano il proprio destino e a fidarsi del proprio ististito inesperto. Saranno costretti a guardere in faccia le realtà senza sapere cosa stanno veramente guardando.
Ciao Lisa!




















salve , sono antonio . sarebbe molto utile
antonio | 14 Gennaio 2009 | 17:09salve , sono antonio . sarebbe molto utile portare questo film nelle scuole , farne materiale didattico associandolo alle poche righe di storia sull’argomento , previste per l’insegnamento alla prima fascia scolastica. sviluppando fin da bambini una cultura antirazziale e di fratellanza planetaria , costruiremo l’uomo del domani . ANTONIO (nipote di Dottorello Francesco n.42073 di mauthausen)
Ciao Antonio, ti ringrazio x il commento, ho apprezzato tantissimo. Concordo con
Lisutti | 14 Gennaio 2009 | 20:04Ciao Antonio,
ti ringrazio x il commento, ho apprezzato tantissimo.
Concordo con te sul fatto di sensibillizzare di più i ragazzi, ma a parer mio la prima fascia scolastica è troppo presto. Il bambino non potrebbe capire l’importanza dell’argomento e non si protrebbe trattarlo approfonditamente e, magari, si creerebbe il rischio di un’odio verso altri popoli.
Comunque, sicuramente, dovrebbero lasciare più spazio nelle scuole ad argomenti di questo tipo.
A Mauthausen sono stata in gita scolastica, alle superiori, e ho visitato il campo di concentramento, è stato molto suggestivo e mi ha impressionata molto. Non dimenticherò mai quei posti solo avendoli visitati, non oso immaginare, per una persona che ci ha passato un periodo di tempo della propria vita, quali sentimenti potrebbero risvegliare il solo pensiero di tornare la dentro come visitatore.
Grazie, un saluto Lisa
Secondo me è giusto diffondere una cultura antirazziale ai bambini
Anna | 15 Gennaio 2009 | 22:37Secondo me è giusto diffondere una cultura antirazziale ai bambini frequentanti le scuole primarie, in modo che crescano con la consapevolezza che, in fondo, siamo tutti uguali. Anche mio nonno è stato rinchiuso in un campo di concentramento e vi è rimasto per un lungo periodo. Qualche volta ci raccontava le sue vicissitudini di soldato, lo faceva in modo freddo e disaccato quasi raccontasse la storia di un altro. Quando parlava del suo periodo in campo di concentramento mi venivano i brividi: lui ha rischiato di morire e ha visto morire davanti i suoi occhi un sacco di persone innocenti. Mi rammarico solo di non aver preso appunti e di non sapere quale fosse stato il campo di concentramento presso il quale aveva vissuto.
Noi, e i nostri figli, siamo nati nel benessere, lontano dalla guerra e dalla miseria. I bambini crescono con la play station, wii, le winks, ecc.. e i genitori tendono a viziarli e, qualche volta perchè troppo stanchi, non hanno voglia di giocare con loro e di ascoltarli. Allora almeno la scuola faccia qualcosa di più concreto, parlando non solo dell’olocausto ma anche delle guerre che tuttora sono in corso, come a Gaza. Noi siamo tranquillamente seduti in casa nel nostro salotto e in TV mostrano bambini che piangono davanti a delle macerie. Non si può non parlarne.
Un saluto,
Anna
Oggi, anche in piccole città come la mia, vedo nelle
Leo | 18 Gennaio 2009 | 08:04Oggi, anche in piccole città come la mia, vedo nelle scuole primarie bambini di diverse razze e culture convivere in maniera armoniosa, ed è una cosa bellissima.
Loro riescono ad accettare le differenze molto meglio di quanto non lo facciamo noi adulti.
Sarebbe bello, semplicemente, far scomparire dal vocabolario la parola razzismo.
Leo
salve Lisa . un ringraziamento per aver pubblicato il
antonio | 25 Gennaio 2009 | 00:46salve Lisa . un ringraziamento per aver pubblicato il mio commento . Tornando sull’argomento volevo aggiugere che con i modi dovuti è possibile sensibilizzare anche i bambini . Il compito non facile spetta al corpo insegnanti nelle scuole e a casa ovviamente da noi genitori. Qualche giorno fà ho assistito ad una manifestazione tenuta da uno dei pochi superstiti italiani di mauthausen , erano presenti circa 500 ragazzi delle scuole medie . E’ stato chiesto ai ragazzi se avevano domande da fare all’ultra ottantacinquenne ex deportato … tra l’imbarazzo generale degli adulti presenti in sala … NESSUNO dei ragazzi ha fatto domande. I ragazzi non hanno ovviamente colpa , dovevano essere gli insegnanti a preperarli e sensibilizzarli. Un piccolo appello … Se qualcuno che legge o leggerà questo commento , dovesse recarsi in futuro in visita a Mauthausen , passi da mio nonno per un saluto , c’è una piccola lapide sul retro del monumento italiano , deportato DOTTORELLO FRANCESCO n.42073 , visitate anche il sito http://www.deportati4gennaio1944.it Grazie per lo spazio che mi è stato concesso , saluti da Antonio.