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L’ elogio della negatività



Generalmente noi donne siamo considerate come esseri intelligenti, sensibili, capaci di forte tenacia e determinazione, in grado di mandare avanti da sole una famiglia quando non affiancate da un compagno, forti ed unite davanti alle difficoltà. Certo, accanto a questi pregi ci sono anche dei difetti: talvolta siamo lunatiche (molto dipende dal ciclo dei nostri ormoni), invidiose, possessive, gelose e impiccione. Quello che più sconvolge, però, è anche la nostra capacità all’autodistruzione. Mi vengono in mente tutte quelle ragazze che soffrono di anoressia e che rifiutano il cibo per raggiungere una perfezione assoluta ed estrema oppure per annullarsi definitivamente. E’ troppo facile e semplicistico affermare che tutte le donne affette da questa malattia cercano di assomigliare a delle modelle e che si impongono di dimagrire solo per avere un corpo perfetto. In parte è vero, ma in parte ci possono essere altri e più profondi motivi difficili da comprendere. Ci chiediamo come sia possibile che una ragazza normale, magari solo un po’ in sovrappeso, da un momento all’altro decida di non mangiare e si riduca in una specie di scheletro, cosa la induca a percorrere questo tunnel pauroso che porta alla morte o comunque ad una lunga sofferenza. Magari è proprio questo il punto: sfidare la morte dà un senso di onnipotenza, si ha la sensazione di poter manovrare la propria vita e di decidere con proprio arbitrio se vivere o lasciarsi andare; si raggiunge una tal forma di controllo su sé stesse dove nulla è lasciato al caso, basti pensare a tutte quelle tecniche messe in atto per rifiutare il cibo (sputarlo in un tovagliolo, trattenerlo nella bocca e sputarlo successivamente, inserirlo dentro i vestiti….). Dall’altra parte esiste un’altra forma di disturbo alimentare tipicamente femminile (non sempre, però) ed altrettanto agghiacciante: la bulimia. In questo caso ci si ingozza di cibo fino a scoppiare, addirittura cibo congelato, crudo, senza condimento. Basta mettere in bocca la prima cosa che capita tra le mani per riempire un “vuoto” dentro incolmabile. Poi, per ridurre il senso di pesantezza e soprattutto per scongiurare di ingrassare, si ricorre al vomito autoindotto e/o ai lassativi che danno l’apparenza di cancellare il “reato” che si è appena commesso e dove, contrariamente all’anoressia, nessuno si accorge di nulla.

Ma i disturbi alimentari non sono le uniche armi che le donne usano contro loro stesse: spesso si annullano per un uomo che non le merita e che, spesso, abusa di loro con violenza. Per paura di perderlo e di rimanere sole, fanno di tutto per tenerlo con sé accettandone i soprusi; difficilmente queste donne si decidono a denunciare il compagno/marito, soprattutto se questo è il padre dei loro figli. Ancora, ci sono donne che “buttano via” il loro corpo concedendosi con il primo uomo disponibile, e non perché si vogliono divertire o guadagnare qualcosa, ma perché si disprezzano e non accettano quello che sono, si fanno schifo. Altre donne odiano a tal punto la loro femminilità tanto da non tollerare il senso delle mestruazioni: la perdita di sangue dà l’idea di qualcosa di “sporco” che ferisce e fa male e non accettano così l’idea di concepire e dare alla luce un bambino.
Ci sono poi i conflitti viscerali tra madre e figlia che spesso si traducono in odio e in una perenne competizione.
Credo che queste siano solo alcune delle manifestazioni della negatività femminile e, probabilmente, ne esisteranno molte altre.
Perché si manifestano? Come si fa a sciogliere legami non liberi, sgombrare la mente da costruzioni inutili, alleggerire la volontà da fardelli insensati? Come possiamo impedire che il negativo che c’è nelle nostre menti continui a persistere e si traduca, quindi, in qualcosa di irrimediabilmente deteriore? Credo sia difficile dare una risposta a queste domande. E’ un bel dire che dobbiamo trovare la forza dentro di noi e cercare di essere forti e caparbie. Qualche volta si vorrebbe “mandare tutto in quel paese”, perché si è stanche, stufe e soprattutto fragili. Probabilmente ci può salvare la fedeltà in noi stesse, imparando ad amare la nostra femminilità e le particolarità della nostra persona che non si possono certo riscontrare in altre donne, ma è difficile raggiungere questa consapevolezza. Crescere e diventare donne, non solo anagraficamente, è una lotta da portare avanti giorno dopo giorno, soprattutto in una società come quella odierna caratterizzata da una inflazione di benessere materiale, di oggetti-merce, di spinte di conformità ad immagini che asfissiano il vivere.

Ciao Anna!

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Modi di essere e di fare..., Salute
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annullarsi definitivamente, anoressia, autodistruzione, bulimia, disturbi alimentari, elogio alla negatività, modi di essere, negativà, ormoni, problemi di alimentazione, sfidare la morte, vuoto incolmabile
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