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Parlando “al femminile”
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Il “look” della buona notte

Care amiche, quante di voi si infilano a letto la sera come Marylin Monroe, ossia nude con qualche goccia di Chanel n° 5 sul corpo oppure indossano una lingerie di seta o una sottoveste sexy?

Sicuramente ci saranno delle donne che amano essere eleganti anche quando devono dormire e che prima di coricarsi si pettinano e curano ogni minimo dettaglio per essere in ordine e perfette anche se non condividono il letto con nessuno. Accanto a questa categoria di donne, ci sono anche quelle che, stanche dopo una lunga giornata di lavoro, e credo siano tante, indossano un pigiama qualsiasi, si buttano a letto e poco importa se sono seducenti o meno. Per non parlare poi della stagione invernale. Di solito il riscaldamento, o il caminetto, viene acceso nelle stanze più “abitabili” della casa come la cucina e il salotto, mentre la camera da letto generalmente è la più fredda e ci si scalda così sotto un morbido piumone. Non viene certo voglia di infilarsi una sottoveste di seta o addirittura di mettersi a letto completamente nude, bensì di avvolgersi in un bel pigiamone in pile che tiene caldo e dà il senso di tepore, magari accompagnato anche da un paio di calzini di lana ai piedi o, meglio ancora, dalla boccia dell’acqua calda come ai tempi dei nostri nonni e chi se ne frega se il nostro compagno accanto brontola se non siamo attraenti come una diva di Hollywood! L’intimità può essere condivisa anche se “vestiti” con un semplice pigiama o camicia da notte, basta sentirsi a proprio agio.

Anna

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Modi di essere e di fare...
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buona notte, camicia da notte, look, look sexy, pigiama, sottoveste
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L’uomo che piange

Care amiche, avete mai visto un uomo che piange?

Io raramente e nemmeno mi ricordo in quale contesto. Sembra che i maschi si vergognino a lasciarsi andare in un pianto liberatorio e, quando lo fanno, si nascondono per non farsi vedere. Probabilmente credono che piangere sia una manifestazione dello stato d’animo tipicamente femminile e un uomo non può mostrarsi debole davanti agli occhi degli altri, altrimenti non è un vero uomo e potrebbe passare addirittura per omosessuale. Tutto ciò è assurdo, visto che quando veniamo al mondo la prima cosa che facciamo è appunto piangere. Allo stesso tempo, però, è altrettanto assurdo che noi donne ci emozioniamo quando vediamo un uomo che si commuove. Ci fa pena, tenerezza, avremmo voglia di accarezzarlo e stringerlo a noi. Ma quando siamo noi a piangere? Ci sentiamo dire che siamo troppo sensibili e sentimentaliste, che “versiamo lacrime” spesso e per delle stupidaggini e non siamo in grado di trattenere i sentimenti. Qualche volta è vero, noi donne siamo capaci di piangere se le nostre calze si rompono proprio quando indossiamo la minigonna oppure quando vediamo un film un po’ malinconico e/o romantico, ma non è sempre così e manifestare i sentimenti, anche un momento di grande felicità, non è sintomo di debolezza, ma di umanità e sincerità; ciò vale, quindi, anche per gli uomini. Confidarsi e parlare, piangere ed esprimere liberamente quello che si prova è fondamentale e non bisogna avere paura di essere giudicati: si è deboli quando si tiene tutto dentro e non si lascia trasparire nulla all’esterno. Certo, non si chiede una scena plateale, solamente di lasciarsi andare quando ciò si rende necessario.

Anna

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Riflessioni e Pensieri
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commuoversi, modo di essere, omosessuale, uomo che piange, vergogna
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Lo scafandro e la farfalla

Il film “Lo scafandro e la farfalla” racconta la vera storia di Jean-Dominique Bauby, caporedattore della rivista ‘Elle’ France, il quale accusa un improvviso malore mentre è in auto con uno dei figli. Jean-Do, così viene chiamato dagli amici, si risveglia da un periodo di coma di circa 20 giorni e scopre un’atroce verità, il suo cervello non ha più alcun collegamento con il sistema nervoso centrale: si tratta della Lock-in syndrome. Il giornalista è totalmente paralizzato e ha perso l’uso della parola oltre a quello dell’occhio destro. Gli resta solo il sinistro per poter lentamente riprendere contatto con il mondo. Il film inizia proprio con il suo risveglio, la cinepresa è il suo occhio che pian piano riesce a definire forme e colori. Jean-Do è cosciente e lucido, sente e comprende perfettamente tutto quello che gli viene riferito, però non può esprimersi e si ritrova completamente inerme; riesce a comunicare battendo le ciglia dell’occhio sinistro: un battito significa sì, due no. Lentamente Jean-Do riprende il contatto con il mondo esterno mediante l’aiuto dell’ortottista della clinica presso la quale è ricoverato.
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Cinema
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Cinema, Elle France, film, Jean-D, Jean-Dominique Bauby, Lock-in syndrome
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Possibili danni provocati dal reggiseno

Il reggiseno, che indumento magnifico!

E’ comodo perchè sostine il nostro seno, utile perchè può ingrandirlo e farci fare bella figura ed è anche un’ottimo strumento di seduzione. C’è ne di tutti i tipi: semplice senza o con imbottitura, di pizzo, con l’olio, col silicone, con o senza ferretto e chi più ne ha più ne metta. Ma sappiamo quale reggiseno è più adatto al nostro corpo? Infatti, non è un indumento da sottovalutare, e la maggior parte di noi donne lo fà.

Lo sapevate che indossare il reggiseno sbagliato può provocare mal di schiena, emicranie e disturbi digestivi e respiratori?
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Salute
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danni provocati, emicranie, mal di schiena disagi respiratori, reggiseno, saluti, seno
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L’ elogio della negatività

Generalmente noi donne siamo considerate come esseri intelligenti, sensibili, capaci di forte tenacia e determinazione, in grado di mandare avanti da sole una famiglia quando non affiancate da un compagno, forti ed unite davanti alle difficoltà. Certo, accanto a questi pregi ci sono anche dei difetti: talvolta siamo lunatiche (molto dipende dal ciclo dei nostri ormoni), invidiose, possessive, gelose e impiccione. Quello che più sconvolge, però, è anche la nostra capacità all’autodistruzione. Mi vengono in mente tutte quelle ragazze che soffrono di anoressia e che rifiutano il cibo per raggiungere una perfezione assoluta ed estrema oppure per annullarsi definitivamente. E’ troppo facile e semplicistico affermare che tutte le donne affette da questa malattia cercano di assomigliare a delle modelle e che si impongono di dimagrire solo per avere un corpo perfetto. In parte è vero, ma in parte ci possono essere altri e più profondi motivi difficili da comprendere. Ci chiediamo come sia possibile che una ragazza normale, magari solo un po’ in sovrappeso, da un momento all’altro decida di non mangiare e si riduca in una specie di scheletro, cosa la induca a percorrere questo tunnel pauroso che porta alla morte o comunque ad una lunga sofferenza. Magari è proprio questo il punto: sfidare la morte dà un senso di onnipotenza, si ha la sensazione di poter manovrare la propria vita e di decidere con proprio arbitrio se vivere o lasciarsi andare; si raggiunge una tal forma di controllo su sé stesse dove nulla è lasciato al caso, basti pensare a tutte quelle tecniche messe in atto per rifiutare il cibo (sputarlo in un tovagliolo, trattenerlo nella bocca e sputarlo successivamente, inserirlo dentro i vestiti….). Dall’altra parte esiste un’altra forma di disturbo alimentare tipicamente femminile (non sempre, però) ed altrettanto agghiacciante: la bulimia. In questo caso ci si ingozza di cibo fino a scoppiare, addirittura cibo congelato, crudo, senza condimento. Basta mettere in bocca la prima cosa che capita tra le mani per riempire un “vuoto” dentro incolmabile. Poi, per ridurre il senso di pesantezza e soprattutto per scongiurare di ingrassare, si ricorre al vomito autoindotto e/o ai lassativi che danno l’apparenza di cancellare il “reato” che si è appena commesso e dove, contrariamente all’anoressia, nessuno si accorge di nulla.
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Modi di essere e di fare..., Salute
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annullarsi definitivamente, anoressia, autodistruzione, bulimia, disturbi alimentari, elogio alla negatività, modi di essere, negativà, ormoni, problemi di alimentazione, sfidare la morte, vuoto incolmabile
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