Il giardino dei limoni

Il giardino dei limoni, uscito nelle sale cinematografiche di recente, è un film che ha ricevuto un’inaspettata e triste pubblicità. Il regista israeliano, Eran Riklis, certamente non si aspettava che la realtà, con la guerra scoppiata tra il suo paese ed il partito di Hamas, che regge la striscia di Gaza, avrebbe superato in tragicità la lineare trama di quest’opera. La storia racconta la strenua lotta di una donna palestinese per difendere il suo terreno piantato a limoni dalla volontà del Ministro della difesa israeliano, che ha comprato una casa adiacente alla sua, e si sente minacciato dai pericoli di attacchi terroristici che potrebbero vernirgli, all’improvviso, da questo appezzamento non sorvegliato.
Il consiglio dato più volte al politico, da parte dei servizi segreti è, infatti, di far estirpare tutte le piante. L’intimazione getta nello sconforto la protagonista, sola e incapace di difendersi, ma che nel suo giardino conserva il ricordo di un’infanzia spensierata e dell’affetto familiare. Dal campo essa non ricava nemmeno il necessario per vivere, ma occupandosi ogni giorno di quel pezzo di terra, difende la propria identità e le proprie radici. Ad aiutarla in questa battaglia ci sarà un giovane avvocato palestinese, con il quale intreccia una dolce storia d’amore, ma soprattutto lo sguardo e la comprensione della moglie del Ministro, che dal suo bunker blindato osserva con vicinanza d’animo la caparbia lotta di questa donna coraggiosa. I temi che si intrecciano in questo delicato film sono molteplici: la paura e la diffidenza verso l’altro, anche se palesemente povero e indifeso, il trionfo sempre e comunque della ragion di Stato, per questioni che l’umanità e il buonsenso potrebbero tranquillamente risolvere, ma soprattutto è un inno alla sensibilità femminile, capace di vedere oltre e di comprendere le difficoltà altrui. La controversia si conclude con un compromesso, che lascia comunque insoddisfatte entrambe le parti: anzi, sarà proprio il politico a rimanere ancora più solo e prigioniero di prima, nella sua “fortezza dorata”. Il messaggio di fondo è quello della necessità di aprirsi e di comprendere, che il dialogo è sempre possibile, specie se abbandona le vie “ufficiali”,“burocratiche” e parte dal cuore della gente. La consonanza di queste due donne ci insegna la necessità di recuperare il lato “femminile” delle persone, fatto di vicinanza e solidarietà, dopo che la razionale e distante via “maschile”, fatta di sangue e pianto, ha dimostrato tutti i suoi limiti.
Serena




















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domenico - applicare uno strato di 1 cm di argilla???????…
ALE - Oddio ma chi l'ha squinzagliata questa?? O.O... dal…
raffaela - molto interessante la provo subito grazie…
Europa Giochi Online - Ottimo rimedio il bicarbonato, le cose semplici e…
bingo - Dire di no è sicuramente una delle cose…
Alberto - ricordo alle capre misandriche che tutte le invenzioni…
Alberto - Se fosse per me bisognerebbe sterminare molte donne…
maria - ..ricordo che poi la ragazza confessò di averle…