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Anche gli uomini piangono…….. al cinema

Care amiche/i i tempi sono cambiati! Forse, o forse sono gli uomini che sono cambiati??? Chi lo sa, però sta di fatto che il film sul grande schermo non commuove più solo le donne ma anche i nostri cari compagni di vita.

La BBC, dopo aver scoperto che Toy Story 3 è stato il film che ha suscitato più commozione negli uomini, ha voluto lanciare un sondaggio sul suo sito e scoprire quali sono le 20 pellicole più lacrimevoli per i maschietti.

Il risultato è stato un successo, molte pellicole inaspettate che mai toccherebbero il cuore di una donna.

In cima alla classifica troviamo “Il signore degli anelli – il ritorno del re”, lo segue a ruota “Le ali della libertà” (diretto da Frank Darabont, con Tim Robbins e Morgan Freeman del 1994) e il premio Oscar “Up”, uno dei tanti capolavori della Pixar. Tra la top twenty ci sono anche due capolavori del cinema italiano: “Il campione” del 1979 di Franco Zeffirelli (al sesto posto) e il più recente “La vita è bella” dello straordinario Roberto Benigni (solo un quindicesimo posto).

Ed ecco a voi l’intera classifica:

1. Il signore degli anelli – Il ritorno del Re
2. Le ali della libertà
3. Up
4. Qualcuno volò sul nido del cuculo
5. Io e Marley
6. Il campione
7. Le pagine della nostra vita
8. Babe, maialino coraggioso
9. L’uomo dei sogni
10. Momenti di gloria
11. Due fuggitivi e mezzo
12. Steam of life
13. La note prima di Natale
14. Man on fire – Il fuoco della vendetta
15. La vita è bella
16. Un ponte per Terabithia
17. The Italian Job
18. Rocky
19. La mia vita a quattro zampe
20. Il fantasma innamorato

E voi cosa ne pensate? Concordate?

Io ho una mia lista personale strappa lacrime, ma 20 posizioni non mi basterebbero. Ditemi la vostra, anche le care signorine sono prese in causa, specialmente quelle come me dalla lacrima facile.

Un saluto a tutti!

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cineme, film, Il signore degli anelli, La vita è bella, Rocky, Toy Story 3, uomo che piange, Up
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Eva contro Eva

Il film “Eva contro Eva”, diretto nel 1950 dal regista Joseph L. Mankiewicz, mi ha ispirato l’argomento per il presente articolo, ossia la rivalità tra donne. Sinteticamente, la trama del film racconta la storia di una giovane ed attraente donna (Eve) che si presenta ad una famosa diva di Brodway (Margo) e, con finto candore, le esprime la sua ammirazione. L’attrice, convinta della buona fede della ragazza, la assume come segretaria. Eve, piano piano, riesce ad attrarre le attenzioni del fidanzato dell’attrice e delle sue amicizie tanto da assumere una parte teatrale che era inizialmente destinata a Margo; otterrà un successo strepitoso tanto da offuscare l’immagine dell’attrice e diventare lei la nuova stella di Broadway.
Ma non è finita. Eve, raggiunto ormai l’apice del successo e insignita da prestigiosi riconoscimenti teatrali, un giorno incontra una giovane ragazza, sua fervente ammiratrice ed aspirante attrice altrettanto ambiziosa. Lascio a voi indovinare l’epilogo della storia.
Quante volte abbiamo sentito parlare di storie simili a questa, di donne rivali tra loro e disposte a distruggersi a vicenda pur di ottenere quello che vogliono. E’ vero, noi donne siamo solidali, amiche, condividiamo gli stessi problemi comuni, ma siamo anche e soprattutto rivali tra di noi. Spesso tentiamo un sorriso di circostanza con una nostra collega o presunta amica, mentre con la nostra testa pensiamo a quanto “oca” sia questa persona, oppure con la coda dell’occhio passiamo a “raggi x” il suo look pensando quanto avrà speso per quella camicetta fru-fru e scollacciata che solo una svergognata è in grado di indossare. L’ambiente femminile, ma credo anche quello maschile solo con modalità diverse, si caratterizza da continui commenti e pettegolezzi sulle proprie colleghe: nessuno esce indenne dall’esame, i servizi segreti israeliani potrebbero assumerci per fiutare alcune importanti questioni di stato! Ma la cosa peggiore è proprio la malignità che talvolta pervade noi donne e che è tipica dell’universo femminile. La finta amicizia per ottenere quello che vogliamo, magari per arrivare fino al fidanzato o marito dell’altra, per distruggerla professionalmente, per pura sfida, per vedere fino a che punto siamo capaci di arrivare.
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Cinema, Riflessioni e Pensieri
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Broadway, eva contro eva, film, Joseph L. Mankiewicz, rivalità tra donne
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Il giardino dei limoni

Il giardino dei limoni, uscito nelle sale cinematografiche di recente, è un film che ha ricevuto un’inaspettata e triste pubblicità. Il regista israeliano, Eran Riklis, certamente non si aspettava che la realtà, con la guerra scoppiata tra il suo paese ed il partito di Hamas, che regge la striscia di Gaza, avrebbe superato in tragicità la lineare trama di quest’opera. La storia racconta la strenua lotta di una donna palestinese per difendere il suo terreno piantato a limoni dalla volontà del Ministro della difesa israeliano, che ha comprato una casa adiacente alla sua, e si sente minacciato dai pericoli di attacchi terroristici che potrebbero vernirgli, all’improvviso, da questo appezzamento non sorvegliato.

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Cinema
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Cinema, era, film, il giardino dei limoni, partito di hamas, regista israeliano, riklis
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Il bambino col pigiama a righe

Regia di Mark Herman.

Trtto dal romanzo omonimo dell’irlandese John Boyne

Ambientato nella Berlino degli anni quaranta, in una società nazista, piena di odio, un bambino di 8 anni, Bruno, con una passione sconfinata per la lettura e per l’esplorazione riesce, con la sua ingenuità, a farci riflettere su un tema che sarà sempre di enorme discussione, l’olocausto.

Il padre di Bruno, ufficiale nazista, viene promosso e trasferito con la famiglia in campagna, la nuova casa però, si trova vicino ad un campo di concentramento che pratica l’eliminazione degli ebrei attraverso i forni cremetori. Il piccolo Bruno annoiato e stufo di giocare da solo in giardino parte alla ricerca della “fattoria”, ciò che sembra ai suoi occhi il campo di concentramento oltre il bosco che circonda la casa, vuole trovare dei nuovi amici e compagni di gioco tra i figli dei “contadini”.

Oltre il filo spinato elettrificato troverà Shmuel, un bambino ebreo affamato di cibo e di affetto. Sfidando l’autorità materna e l’odio che il padre e il tutore cerano di trasmettergli, Bruno ascolterà solo il suo cuore e instaurerà con questo bambino un’amicizia sincera e leale.

In questo film vediamo dell’olocausto attraverso gli occhi di un bambino, dove il campo di concentramento diventa una fattoria, i suoi abitanti sono i contadini vestiti tutto il giorno con un pigiama a righe.

A differenza di “La vita è bella” mamma e papà non fanno magie, non sono li a difenderli dall’orrore, i bambini saranno obbligati a prendere in mano il proprio destino e a fidarsi del proprio ististito inesperto. Saranno costretti a guardere in faccia le realtà senza sapere cosa stanno veramente guardando.

Ciao Lisa!

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berlino, campo di concentramento, Cinema, ebrei, film, il bambino col pigiama a righe, John Boyne, nazista, olocausto
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Solo un padre


Regia di Luca Lucini

Questo film racconta la storia di un’uomo, Carlo, affermato dermatologo e padre di una bambina di 1 anno, che ha perso la moglie di parto.

Carlo a suo modo sopravvive, aiutato dagli amici e dai genitori, che col loro affetto cercano di proteggerlo e distrarlo dal suo dolore. Finchè un giorno entrerà nella sua vita Camille, una ricercatrice francese, che gli ridarà di nuovo la voglia di vivere non solo per sua figlia.

E’ la storia di un uomo che si sente in colpa per la morte della donna amata, è la storia di un’amore, ma non il classico amore tra uomo e donna, un’amore più profondo che lega un padre al proprio figlio, è il percorso emotivo e psicologico di un ragazzo che si trova ad affrontare da solo la paternità.
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Camille, Cinema, film, luca argento, Luca Lucini
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Lo scafandro e la farfalla

Il film “Lo scafandro e la farfalla” racconta la vera storia di Jean-Dominique Bauby, caporedattore della rivista ‘Elle’ France, il quale accusa un improvviso malore mentre è in auto con uno dei figli. Jean-Do, così viene chiamato dagli amici, si risveglia da un periodo di coma di circa 20 giorni e scopre un’atroce verità, il suo cervello non ha più alcun collegamento con il sistema nervoso centrale: si tratta della Lock-in syndrome. Il giornalista è totalmente paralizzato e ha perso l’uso della parola oltre a quello dell’occhio destro. Gli resta solo il sinistro per poter lentamente riprendere contatto con il mondo. Il film inizia proprio con il suo risveglio, la cinepresa è il suo occhio che pian piano riesce a definire forme e colori. Jean-Do è cosciente e lucido, sente e comprende perfettamente tutto quello che gli viene riferito, però non può esprimersi e si ritrova completamente inerme; riesce a comunicare battendo le ciglia dell’occhio sinistro: un battito significa sì, due no. Lentamente Jean-Do riprende il contatto con il mondo esterno mediante l’aiuto dell’ortottista della clinica presso la quale è ricoverato.
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Cinema, Elle France, film, Jean-D, Jean-Dominique Bauby, Lock-in syndrome
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